Il Cigno Nero

Il Cigno Nero

Diretto da Darren Aronofsky

Rara avis in terris, nigroque simillima cycno

PREMESSA:

Innanzi tutto, per capire quel che scriverò di seguito, è necessario conoscere a grandi linee la trama de “Il lago dei cigni” di Čajkovskij. Una fanciulla di nome Odette vive in forma di cigno bianco per la magia del malvagio Rothbart potendo riprendere sembianze umane solo durante la notte e soltanto il vero amore la può liberare dall’incantesimo. Così stando le circostanze, l’arbitrario “caso” dell’autore vuole che il principe Siegfried esca a caccia nel bosco in cui Odette vive proprio di notte e veda la sua metamorfosi in donna; essendosi immediatamente innamorato di lei ed avendo sapute le sue tristi vicende,  la invita a partecipare al ballo del giorno seguente, durante il quale lui dovrà, per obbligo della regina madre, scegliere una sposa. La scena successiva si apre nella sala da ballo del castello, qui il principe sta attendendo Odette per sceglierla fra le aspiranti principesse, ma al posto della regina dei cigni, il mago Rothbart porta al ballo la propria figlia Odile (il cigno nero), grazie alla magia resa uguale ad Odette, in modo da mantenere quest’ultima per sempre in suo potere. Dopo una breve scena di ballo il principe è definitivamente convinto e conduce Odile alla madre come prescelta per le nozze; così Odette, per sempre condannata a restare un cigno, decide di suicidarsi per ritrovare nella morte la libertà.

TRAMA:

Fatte queste doverose prefazioni si può parlare del film. Nina Sayers (Natalie Portman), giovane e brillante ballerina, vive per la danza; nel momento in cui noi spettatori iniziamo ad essere partecipi della sua vita, è appena iniziata la stagione teatrale che si aprirà con “Il Lago dei Cigni” di Čajkovskij. Nina, da prima ballerina, dovrà interpretare per volere del coreografo Thomas Leroy (Vincent Cassel) l’etereo e puro cigno bianco (Odette), ma anche il perfido, sensuale e carnale cigno nero (Odile). Nina è un perfetto cigno bianco ma non è in grado di interpretare il cigno nero. Qui entra in scena Lily, l’alter ego di Nina, che è per sua natura un “cigno nero”. Lily rappresenta il “doppio”, la parte oscura della protagonista, ovvero ciò che la ballerina più teme, ma che nel suo intimo desidera. Nina quasi teme Lily, nella quale vede una minaccia alla stabilità del suo ruolo, ma anche, in un certo senso, del suo stile di vita.

Importantissima, direi fondamentale, è nella vita di Nina l’influenza della madre (Barbara Hershey) che, ex-ballerina, carica sulla figlia tutti i suoi desideri e le sue frustrazioni.  La, consentitemelo, povera ragazza vive “segregata” nella sua infanzia, in una cameretta tutto rosa e peluches; la madre ha comportamenti ossessivo-possessivi nei suoi confronti e cerca di tenerla per sempre una bambina pura ed obbediente.

Per riuscire ad essere anche il cigno nero, Nina deve liberarsi, deve perdersi, vivere il suo lato oscuro.  Scoprirà questa parte di sé soltanto uscendo con Lily una sera. La sequenza di cesura è una scena di sesso lesbico fra le due ragazze (questa scena è considerata una delle più belle scene erotiche del cinema), rapporto non realmente accaduto, bensì frutto della mente di Nina, che, comuqnue, da qui in poi inizierà il suo naufragio (ma in fondo tutto è naufragio).

Nel frattempo arriva il giorno della prima (forse anche troppo in fretta stando alla misura del tempo che ci da Aronofsky) e poco prima che inizi lo spettacolo Nina è nel suo letto sotto il controllo della madre dopo una di quelle che mi azzardo (senza praticamente alcuna conoscenza in psicologia) a chiamare crisi psicotica, ma è il suo momento e non può accettare che Lily, designata come sostituta, balli al posto suo. Nel camerino Nina uccide Lily durante un animato litigio, anch’esso frutto della sua mente, ma grazie al quale riesce definitivamente a liberarsi, forse troppo, del suo lato bianco che infatti muore alla fine della rappresentazione in una scena in bilico fra realtà e allucinazione, che il regista non ci da modo di svincolare da questa dimensione “oniricheggiante”.

INTERPRETAZIONE E ANALISI PSICOLOGICA:

I titoli di coda giocano un ruolo stranamente importante nell’interpretazione del film: iniziano con una schermata di piena luce bianca nella quale appaiono sporadiche piume nere, per poi terminare, dopo passaggi graduali, in una schermata di pieno nero con qualche rara piuma bianca; Nina infatti conclude il suo percorso non uccidendo Lily, ma uccidendo se stessa, o meglio quella parte di sé che possiamo identificare come “cigno bianco”. Questo è palesato dal fatto che durante la scena del litigio si può notare che le voci delle due ballerine si sovrappongono per un attimo e il volto di Lily diventa identico a quello di Nina, evidente rimando alla trasformazione di Odile in Odette del balletto originale. Anche la scena finale ricalca, sia realmente che metaforicamente, la scena finale del balletto: Nina, come Odette, ritrova la libertà nella morte.

Certo in uno psicothriller, non si può trascurare l’aspetto psicologico, e quindi mi attento, dall’alto della mia ignoranza in materia, a sputar qualche sentenza, nonostante il rischio di far figure grossolane.

Si può definire “Il Cigno Nero” un film freudiano, nel senso che riprende ed esaspera alcuni aspetti delle teorie di Freud per i quali ogni problema dell’individuo verso se stesso è generato della repressione sessuale. Così tutte le difficoltà e i disagi di Nina iniziano a sciogliersi solo dopo l’atto erotico con Lily, anche se solo sognato.

Nemmeno a farlo apposta, di recente mi sono anche imbattuto in un saggio di Nassim Nicholas Taleb dal titolo, appunto, “Il Cigno Nero” nel quale l’epistemologo libanese parla degli effetti di alcuni eventi sulla psiche umana. Il titolo fa riferimento al crollo, nel XVII secolo, della credenza europea che “tutti i cigni sono bianchi”, infatti con la scoperta dell’Australia gli europei si trovarono di fronte e un evento inaspettato, un “cigno nero” o per meglio dire meglio un esemplare di chenopis atrata… Tutto il saggio parla degli effetti dei “cigni neri” (credo che a questo punto sia chiaro che con “cigno nero” si intende un avvenimento inatteso) sugli esseri umani e sulla conseguente fragilità delle conoscenze individuali e sociali. Secondo Taleb il rapporto fra un evento e i suoi effetti è disproporzionato; cioè, quanto più l’evento è inatteso, tanto più avrà impatto emotivo, anche se di per sé potrebbe non essere nulla di così sconvolgente. A mio parere il nostro film è in ogni scena un “cigno nero” poiché la sua capacità di colpire il pubblico si basa molto sull’imprevedibilità e l’improbabilità degli eventi nel contesto.

REGIA E TECNICA:

Lo stile che Aronofsky ha voluto dare al film viene dichiarato da Thomas in riferimento alla rappresentazione de “Il Lago dei Cigni”: Lo spoglieremo degli orpelli, lo faremo viscerale e autentico. Quasi come se il regista “dentro” al film parlasse per il regista “fuori” dal film.

L’angoscia, protagonista del racconto, viene perfettamente trasmessa con inquadrature molto strette, chiuse sul volto o sulla nuca di Nina, che ci portano quasi ad una visuale di prima persona. Buona parte delle riprese è stata girata con la camera a spalla, ne risulta una forte instabilità dell’inquadratura che, oltre a confondere un po’ e a mettere un lieve mal di mare, ci da anche l’idea dell’instabilità psichica dei personaggi e dell’instabilità del confine fra la realtà e sogno/allucinazione.

Molta attenzione anche da prestare a tutto ciò che riguarda il suono, e non parlo solo della semplice musica, che è quasi tutta puro Čajkovskij, mi riferisco a suoni e ai rumori che accompagnano le scene e che hanno un immenso potere di suggestionare la nostra percezione di quel che vediamo. Inoltre spesso mentre Nina balla (già nella prima sequenza) si sente un suono come quello del battito d’ali degli uccelli. Del resto Clint Mansell ha già dimostrato le sue capacità di compositore con le colonne sonore di tutti gli altri film di Aronofsky.

Il film, fra le altre, ha ottenuto una nomination all’Oscar per il miglior montaggio di Andrew Weisblum, premio che sarebbe stato meritato data l’efficacia dei montaggi e di tutta la postproduzione, con passaggi veloci, quasi innaturali. Decisamente angoscianti. I colori sono praticamente perfetti, puliti e freddi,  toni che conferiscono alla pellicola un retrogusto di squallore.

IL REGISTA E GLI ATTORI:

Ovviamente, e forse anche banalmente, i primi complimenti vanno ad una Natalie Portman che in questo film brilla di luce propria con capacità comunicative veramente notevoli, inoltre è lei in persona a ballare per buona parte delle scene, per questo ha dovuto passare un anno di allenamenti e diete ferree. Non a caso delle cinque nomination all’Oscar, l’unica che si è trasformata in realtà è stata proprio quella di miglior attrice protagonista alla Portman. Notevole anche l’interpretazione della Kunis, ma bisogna ammetterlo: il ruolo era molto più facile. Inattesa Winona Ryder nei panni della stella decaduta Beth, anche se aiutata dai trucolenti effetti speciali che accompagnano il ruolo. Convincente e macho, alla faccia dello stereotipo, il coreografo Vincent Cassel.

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Un pensiero su “Il Cigno Nero

  1. Complimenti per la recensione sensibile e vivida, che mi ha permesso di vedere sotto una diversa luce un film che, pur avendomi colpita profondamente, non mi aveva soddisfatta fino in fondo. Sono ancora nel processo di analisi e comprensione della mia esperienza con Il Cigno Nero e per questo ti ringrazio: quello che hai scritto contribuisce a ricomporre in buona parte il puzzle. Mi trovi ora a condividere tutto quanto hai scritto in proposito, tuttavia rimane la sensazione che nel complesso sia “disgregato”, parziale, affrettato. Penso che questa sensazione sia dovuta a un’assenza di alchimia tra gli attori, nonostante l’interpretazione di ciascuno, presa singolarmente, sia notevole. E’ come se ognuno di loro interpretasse un soliloquio. Ora, potrebbe essere che questo aspetto aderisca necessariamente (e magari anche volutamente) con il contenuto, eppure nella totalità della visione mi ha impedito di sentirlo esteticamente completo.

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